Il Manifesto delle buone intenzioni

Il “Manifesto per il bene comune della Nazione” – firmato da Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Gianni Alemanno, Roberto Formigoni, Mariastella Gelmini e Maurizio Gasparri e “aperto all’adesione e al contributo di tutte le altre associazioni e fondazioni dell’area di centrodestra” – mette diligentemente in fila una serie di opzioni che dovrebbero sicuramente, se non scontatamente, far parte del bagaglio di un centrodestra bisognoso di autodefinirsi attorno a principi certi e ben riconoscibili.
11 AGO 20
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Il “Manifesto per il bene comune della Nazione” – firmato da Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Gianni Alemanno, Roberto Formigoni, Mariastella Gelmini e Maurizio Gasparri e “aperto all’adesione e al contributo di tutte le altre associazioni e fondazioni dell’area di centrodestra” – mette diligentemente in fila una serie di opzioni che dovrebbero sicuramente, se non scontatamente, far parte del bagaglio di un centrodestra bisognoso di autodefinirsi attorno a principi certi e ben riconoscibili. Nel Manifesto si dice che “a fronte di una tendenza nichilistica al declino, è la promozione della centralità della persona e del valore della vita dal concepimento alla morte naturale il presupposto per lo sviluppo della società, per la sua vitalità economica e demografica, che si nutre della difesa della famiglia naturale, del principio di sussidiarietà, della libertà delle scelte educative”; ci si schiera per “una idea della cittadinanza quale risultato di un libero e motivato percorso di ingresso nella comunità nazionale della quale, fermi restando i diritti fondamentali di ogni persona in quanto tale, si conoscano e riconoscano gli elementi fondativi”; si sostiene che “lo stesso sistema di protezione sociale può risultare più efficace ed efficiente se privilegia le dimensioni comunitarie, meno onerose e più inclusive rispetto alla dimensione statuale in quanto fondate sulle relazioni fra le persone”.
Fermi restando alcuni punti presenti già nel programma del Pdl (federalismo fiscale, elezione diretta del capo dello stato, riforma della giustizia, e “meno stato più società, più efficienza pubblica meno tasse, meno diritto pubblico più diritto privato, meno leggi più contratti, meno giustizia pubblica e più disponibilità alle soluzioni stragiudiziali”), e al netto di più inediti ma forse rituali richiami alla regolazione del mercato, l’impressione è che, nel momento in cui grande è la confusione sotto il cielo della politica, la ricerca di identità auspicata dai firmatari del Manifesto non possa che rivolgersi ai temi eticamente sensibili. E’, infatti, quello il terreno sul quale molto si giocherà in termini di identità, anche per quanto riguarda la parte avversa, ed è illusorio pensare che quei temi – certo capaci di provocare imbarazzo e divisioni – possano essere silenziati, come sembra credere Casini (al quale ha già risposto Vendola). Uscire dalla genericità, poi, sarà il vero banco di prova.